Istituto Artemisia

ISTITUTO

Counseling Relazionale Istituto Artemisia

COUNSELING

Coaching Istituto Artemisia

COACHING

Sostegno Istituto Artemisia

SOSTEGNO

Crescita personale Istituto Artemisia

CRESCITA PERSONALE

Operatore olistico Istituto Artemisia

PROFESSIONISTA OLISTICO

Lettera a me stessa

“Non smetteremo di
esplorare, alla fine di tutto
il nostro andare,
ritorneremo al punto di
partenza, per conoscerlo
per la prima volta”¹

T. S. Eliot

Le parole di donne e uomini che ci hanno lasciato qualcosa di scritto anche solo in frammenti ritrovati o parole tramandate oralmente sono fari che hanno illuminato ed illuminano il mio cammino.

Chi sono: un po’ di storia

Nasco a maggio in fiore, qui, in questa splendida città, nel 1976.
Marianna, è questo il nome che Annamaria e Raffaele hanno scelto per il loro primo figlio.
Mi chiamo come la nonna paterna e come la giovane donna dal cappello frigio² che simboleggia la permanenza dei valori di libertà, uguaglianza e fraternità.
Nasco da due persone divertenti, colte, intelligenti, passionali, appassionate di letteratura, viaggi, arte, persone curiose e socialmente impegnate.
A dieci mesi, campano mio padre e salentina mia madre, decidono di trasferirsi in Abruzzo.
In Abruzzo nascono mio fratello Massimiliano e mia sorella Mariaelena ai quali devo molto: gioco, complicità, mutuo soccorso fraterno, scambio ideologico e culturale.
La mia infanzia non la ricordo molto in termini di fatti accaduti, ricordo i giochi tra noi bambini, le torte pan di Spagna alle creme che mia madre preparava per i nostri compleanni, i Giochi della Gioventù alle elementari e la maestra che ci faceva disegnare dopo l’ascolto de Le quattro stagioni di Vivaldi o de Il Lago dei cigni di Tchaicovsky.
Quello che ricordo con intensità sono le sensazioni e le emozioni legate al profumo della terra bagnata da una pioggia estiva, la visione del fiorire dei garofani giapponesi nel giardino di famiglia, l’odore dei camini accesi in paese durante l’inverno, il profumo di vaniglia della torta di mele appena sfornata da mia madre, l’odore dei tigli in fiore, i paesaggi notturni e quel cielo stellato abbracciare ogni cosa.
Un misto di malinconia, senso di appartenenza a quelle piccole grandi manifestazioni ed inquietudine mi rapivano.
All’età di cinque anni, quando mia madre era incinta di mia sorella, mio padre, allora trentasettenne, viene colto dal primo infarto cardiaco e io smetto di parlare, questa condizione dura poco e si risolve con l’intervento di uno psicoterapeuta infantile.
Ricordo il silenzio che noi fratelli dovevamo osservare perché mio padre non stava bene.
Così diceva la mamma.
Da allora tutto cambia in famiglia: le finanze ed un certo equilibrio familiare dal sentore già precario.
Non so cosa accadde a mio padre, penso si sia sentito perso.
Va in pensione giovane, impiega il suo tempo in niente se non in un’attività che risulterà deleteria per lui e per la nostra famiglia, pensare troppo che diventa rimuginare.
Si rifugia nell’alcol per non pensare.
Lì in quel preciso momento cessiamo di essere amici.
La mia vita, le nostre vite, proseguono con enormi difficoltà, ascoltare musica sarà salvifico.
Riesco a conseguire il diploma di Liceo Scientifico.
Ottengo una laurea triennale in Tecniche Sanitarie di Laboratorio Biomedico.
Trovo un amore che ricambia.
Dopo un lavoretto saltuario, nel 2005, ho il mio primo incarico come tecnico di laboratorio in Abruzzo ma lo diventerò proprio qui a Torino, città in cui il destino mi riporta, quando inizierò a lavorare in routine e ricerca sulle encefalopatie spongiformi animali, patologie neuro degenerative, è in questa scuola che apprendo che questa è stata una sincronicità.³
Il lavoro che avevo scelto con il passare degli anni si rivela diverso da ciò che avevo immaginato, i rapporti diventano conflittuali e finisco con il sentirmi inadeguata.
Maturo l’idea che non avrei voluto sfiorire in quel luogo.
Accade che in questa città magica incontro quelli che chiamo i maestri di passaggio.
Incontro il perdono.
Mio padre nel 2016 muore, è un colpo, quante cose avrei voluto ancora dirgli.
Nel 2018 accade che, nonostante tutto e tutti, mi sento felice e incontro la poesia.
Inizio a scriverla ed è una rivelazione perché io ero quella che in classe al liceo lasciava i temi in bianco.
Nel 2019 incontro Fausto, la sua malattia, la sua poesia, la sua resilienza, il suo cuore infinito, la convivenza, il matrimonio, decido di dedicarmi esclusivamente alla sua assistenza.
Incontro bellezza e dolore, imparo a fare da medico, infermiera, oss, ho rapporti con ogni figura possibile immaginabile: avvocati, notai, assistenti sociali, psicoterapeuti.
Divento un caregiver familiare.
Nel 2022 decido di iscrivermi a questa scuola, l’Istituto Artemisia di counseling relazionale e coaching di Arianna Garrone.
Accade che incontro Mina Welby seppur solo telefonicamente, è lei e solo lei che mi starà accanto nei momenti in cui mi sentirò persa.
Il primo aprile 2024 mi licenzio.
Il 6 maggio 2024 accompagno, mano nella mano, Fausto nel passaggio, un’esperienza mistica.
Ho ripreso in mano la mia vita: la scuola, gli amici, la famiglia e qualche seccatura.

Chi sono: la mia anima e il suo daimon

Il daimon, secondo lo psicoterapeuta James Hillman, è quella forza interiore che ci guida a scoprire la nostra vocazione, che ci spinge a seguire la nostra autenticità, ogni individuo ha un potenziale da realizzare.
Come scrisse Sergio Pitol ne El arte de la fuga⁴:“Una persona è i libri che ha letto, la pittura che
ha visto, la musica ascoltata e dimenticata, le strade percorse.
Una persona è la propria infanzia, la sua famiglia, qualche amico, qualche amore e qualche seccatura. Una persona è una somma abbassata da infinite sottrazioni.”
Mi sono chiesta cosa mancasse a questo pensiero, e ho cercato di rispondere guardandomi dentro, facendo un po’ di introspezione, ho applicato gentilezza e generosità ai pensieri sottraendoli da credenze, schemi e possibilmente illusioni, ho guardato alla mia autenticità.
Ciò che vedo sono occhi profondi e bellissimi specchio del mio mondo interiore.
Un mondo fatto di cura e protezione, forza, resilienza, pazienza e determinatezza, amore per la bellezza.
Ironica e sognatrice, amore per il non conosciuto e attrazione per l’insondabile, un misto di passione e curiosità.
Ho imparato che l’assenza di risposte è una risposta, verrà il tempo di sapere, come scrisse
Rainer Maria Rilke:“Vivi le domande ora: forse poi, in qualche giorno lontano nel futuro, inizierai gradualmente, senza neppure accorgertene, a vivere a tuo modo nella risposta.”⁵
Ho imparato ad accogliere l’errore.
Cerco di volgere lo sguardo sempre oltre con coraggio perché come scrisse Bruce Barton:“Niente di splendido è mai stato realizzato se non da chi ha osato credere dentro di sé che ci fosse qualcosa di più grande delle circostanze.”⁶
Delle circostanze, ovvero il mondo come lo conosciamo, una umanità ferita ed affamata da guerre, un mondo che pochi strozzano con la strategia della paura, ho imparato a fare pulizia, a recuperare la bellezza delle persone, della natura e dell’arte.
Gli imperativi sono: vivere con dignità, lavorare per la libertà e il cambiamento, stimarmi per ciò che sono riuscita a fare in quel preciso momento con gli strumenti che avevo a disposizione.
Questa è la mia impronta da lasciare nel mondo attraverso il mio daimon:“la terra mi è testimone.”
Abitare il mondo ma non esserne un suo possedimento.

Il percorso in Artemisia

Le lezioni si sono sempre concluse con una domanda posta dai docenti: “cosa ti porti via?”
Ebbene, cosa mi porto via dal percorso in Artemisia: un’esperienza mente-corpo-emozioni.
William Shakespeare nel Macbeth (atto IV) scrisse:“Dà parole al dolore. La pena che non parla sussurra al cuore affranto e gli ordina di spezzarsi.”
E Byron Katie⁸ disse che:“Non c’è niente di più doloroso di un cuore chiuso.”
Come counselor avrò l’onere⁷ ma soprattutto l’onore di prendere per mano un essere umano, che possa giungere ad osservarsi e sentirsi così com’è, senza giudizio, scostando il velo dell’illusione, che possa imparare ad avere fiducia nel processo creativo accettandone l’intuizione.
Che possa giungere ad amare se stesso e dunque aprire il suo cuore alle relazioni.
Scoprire che come scrisse William Shakespeare nell’Enrico V:“Quando la tua anima è pronta lo sono anche le cose.”
Questo significa che quando si verifica una trasformazione interiore è probabile che si manifestino cambiamenti positivi e circostanze favorevoli nel mondo esterno.
Quattro sono i concetti espressi da Arianna e dai docenti carichi come un cielo prima di un temporale.
Empatia, la prima parola pronunciata da Arianna durante la mia prima lezione conoscitiva del percorso, ovvero la capacità di riconoscere, comprendere e condividere emozioni, pensieri, stati d’animo e sentimenti dell’altro escludendo ogni attitudine istintiva affettiva personale e ogni giudizio morale.
Tutte queste parole per dire:“Bisogna voler bene al proprio cliente ma con la giusta distanza riflessiva”, Arianna Garrone.
Da questa definizione la differenza con simpatia che letteralmente significa patire insieme.
Personalmente mi sono spinta a cercare le differenze tra empatia, simpatia e compassione.
La compassione è un sentimento per il quale un individuo percepisce emozionalmente la sofferenza altrui desiderando di alleviarla.
Da qui un altro concetto connesso ai primi, stabilire i confini, per amarmi ed amare, avrei dovuto imparare qualcosa a me completamente estraneo, definire quei limiti invalicabili e direi sacri tra me e l’altro prima di poter accompagnare il cliente a disegnare i suoi.
Comprendere le differenze tra empatia, simpatia, compassione e il concetto di stabilire i confini mi hanno permesso di guardare alle mie modalità relazionali con l’altro in maniera più consapevole.
Responsabilità, questa parola ha tuonato nella mia testa quando l’ho sentita pronunciare per la prima volta ed è tornata a farci visita a lezione più e più volte.
Deriva dal latino respònsus, participio passato del verbo respondère, ovvero impegnarsi a rispondere a qualcuno o a se stessi, delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano.
Questa parola sottende ad un concetto centrale nella filosofia morale, nel diritto, nella scienza sociale e nel linguaggio aziendale.
Nel counseling, è l’abilità da parte del cliente di trovare soluzioni creative al proprio bisogno o problema.
Avendo associato sempre la parola creatività all’arte, acquisire questa nuova visione del concetto di responsabilità è stata una scoperta.

Silenzio, è necessario al counselor per concentrarsi e focalizzare l’attenzione, per ascoltarsi ed ascoltare il cliente.
Il silenzio è necessario al cliente per riflettere, per osservare ed ascoltare le sue sensazioni corporee e le sue emozioni.
Il silenzio dei momenti di centratura, tre respiri lunghi e profondi, ascoltare il corpo fino a giungere ai piedi, e nel silenzio mettere radici.
Abitare questo luogo in un tempo coniugato al presente.

Ringraziamenti

E ora veniamo alla parte emotivamente più densa di questa tesina: i ringraziamenti.
Dedico tutte queste parole a Fausto, al suo coraggio e alla sua pazienza mentre, per ben due anni, ho seguito le lezioni esclusivamente on line, ha profondamente creduto nelle mie risorse e possibilità.
Ringrazio me stessa, alla tenacia e alla fiducia accordata al processo.
Un grazie speciale a Mariaelena, sorella ed amica, ai numerosi spunti di riflessione sul counseling, il coaching e sulla vita.
Ringrazio Cristina Salà, docente di questa scuola, le sue lezioni sono state una conferma che la scrittura è il mio mezzo di espressione d’elezione.
Ringrazio Giacomo Volpengo, anche lui docente di questa scuola, per avermi fatto indossare per la prima volta un naso da clown per otto ore consecutive, avermi dato la possibilità di mettere in scena il fallimento, la vergogna e ogni sorta di emozione.
Per aver sperimentato come una narrazione dolorosa può trasformarsi, attraverso attrici straordinarie, in relazione e risorsa.
Grazie ai miei Padri, all’opera e alla vita di Carl Gustav Jung:“Accettai il caos e la notte seguente l’anima mia mi visitò.”
A Paolo Borsellino e Giovanni Falcone che mi hanno insegnato a non temere.
A Gino Strada e Franco Basaglia, mi hanno insegnato che:“Ignorare la sofferenza è un atto di violenza tra i più vigliacchi”, Gino Strada.
Grazie a tutti i docenti e alle mie compagne e compagni di percorso.
Grazie alle persone che mi sono state accanto.
Ringrazio i miei clienti esterni, sono fiera di avervi accompagnato verso le vostre primavere arricchendo la mia interiorità.
E per ultimo, ma non per importanza, grazie a te Arianna, che in particolare hai spalancato la finestra sul counseling espressivo, un mondo magico di carte, scarabocchi a 432 Hz, collage e cancellature creative.
Grazie per avermi insegnato a visualizzare, questo lo custodisco nella cassetta degli attrezzi come il più prezioso dei gioielli trovato in un baule in fondo al mare quando il mare era in tempesta.
Artemisia è stata un orizzonte, un’idea di futuro.

Thomas Stearns Eliot¹, Little Gidding da Four Quartets, pubblicato nel 1942.
Alla fine di ogni viaggio e di ogni scoperta, si torna al punto di partenza, ma con una nuova consapevolezza e comprensione, quasi come se lo si conoscesse per la prima volta
La giovane dal cappello frigio², descrive la figura di Marianne, che indossa questo copricapo come simbolo di libertà e di lotta contro l’oppressione, emblema degli ideali di Libertà, Uguaglianza e Fraternità adottato dai rivoluzionari francesi.
Nel dipinto La libertà che guida il popolo (1830) di Eugène Delacroix viene rappresentata.
Sincronicità³ per Carl Gustav Jung è “un principio di nessi acausali” che collega eventi psichici soggettivi a fatti esterni oggettivi in modo non causale, rivelando un ordine nascosto e un significato che trascende la nostra comprensione razionale di tempo.
El arte de la fuga⁴, Sergio Pitol Demeneghi, 1933-2018, è stato uno scrittore, traduttore e diplomatico messicano di origine italiana.
Pubblicato nel 1996 è un memoir, un saggio, un romanzo di viaggi nello spazio della memoria e nel tempo della storia attraverso vicoli, scantinati, caffè e trattorie che urbanizzano ed eccitano lo spirito.
“Vivi le domande ora: forse poi, in qualche giorno lontano nel futuro, inizierai gradualmente, senza neppure accorgertene, a vivere a tuo modo nella risposta”⁵, frase tratta da Lettere a un giovane poeta di Rainer Maria Rilke, scritte tra il 1903 e il 1908, pubblicate postume nel 1929.
“Niente di splendido è mai stato realizzato se non da chi ha osato credere dentro di sé ci fosse qualcosa di più grande delle circostanze”⁶, frase di Bruce Barton (1886-1967), pubblicitario, politico repubblicano, scrittore.
Onere⁷, sostenere l’impegno.
Byron Katie⁸, scrittrice e oratrice statunitense insegna un metodo di auto indagine noto come
“The Work”